Intervista a FABIO FERRO di TennisTaste.com

Beh, inizio a giocare a tennis!
Si, ok, ma serve una racchetta!
Scatta la ricerca ad una racchetta, tanto una vale l’altra, io penso. Forse e’ inutile comprarne una , magari dopo 1 settimana mi scoraggio, mi stanco, mi abbatto..SI una vale l’altra.
Allora un mio amico Davide dall’ angolo piu’ nascosto del suo box trova quella “che fa al mio caso” una bellissima e coloratissima HEAD extreme Team: ora posso giocare anche io!
Vado cosi a prendere le mie prime lezioni con il mio trofeo. La verita’ e’ che mi scoraggiai, mi stancai, mi abbattei, ma certo non per colpa della racchetta.
Nonostante cio’ non mollai e continuai a prendere lezioni private e a giocare ma con il tempo pero’ dovetti constatare che forse c’era differenza tra una racchetta e un’altra. La mia Head, la mia prima racchetta, era troppo leggera per la mia statura e la mia corporatura, allora passai ad una Wilson usata di terza mano, poi ad una Babolat, poi di nuovo ad una Head.
Ma niente, l’ alchimia con lo strumento stentava a nascere.
Oggi gioco con una Head Radical Pro e forse ho trovato il mio karma…chissa’.
Solo oggi ho scoperto, ahime’, chi poteva aiutarmi in un batter di ciglio. Navigando in rete ho scoperto un sito Tennistaste.com, dove tutto quello che cercavo era li alla portata di tutti, e cosi ho conosciuto un ragazzo, Fabio Ferro, che fa il tester di racchette di mestiere.
Che bello, che fico!
Perche’ non ti ho conosciuto prima?
Per Fabio “Le racchette sono sempre state un oggetto di culto, qualcosa di cui sapere tutto, ma soprattutto volevo averle tutte”.
Potevo dunque perdere l’ occasione di intervistare un “pazzo” che possiede circa 600 racchette?
No, non potevo!
A voi la simpatica intervista a Fabio Ferro di TennisTaste.com

I tuoi test, le tue prove e il tuo blog TennisTaste.com sono un punto di riferimento per molti appassionati amatoriali e non. Cosa ti ha spinto a spendere quei famosi 15 euro e condividere gratuitamente con la rete questa tua passione?

Il primo vero motivo che mi ha portato a creare TennisTaste sta nella mia passione per le racchette, mi hanno sempre attirato e ne ho avute tantissime, ero sempre affascinato dal fatto che ogni racchetta avesse comportamento e identità differente dall’altra. Pensa che, quando avevo 15 o 16 anni, ne avevo una diversa a settimana. Capisci che la curiosità vero i telai l’ho sviluppata prestissimo ed è salita in maniera esponenziale negli anni 2000, quando le aziende hanno cominciato a sfornare racchette su racchette. Sembrava un po’ il paese dei balocchi, perché, diciamolo, le racchette costano molto meno di altri sfizi e tra una compravendita e l’altra, ne potevo provare a centinaia. Un altro motivo serio, poi, è stata la voglia di restare con un piede nel tennis, sfruttando l’esperienza e la dedizione. Ho sempre avuto la passione per questo sport, e per le racchette, ma quando cominciai a lavorare, nel 2010, dopo l’università, soffrivo per non poter dedicare troppo tempo agli allenamenti. Personalmente, avevo bisogno di una ragione per andare in campo a tutti i costi, un motivo per cui il tennis tornasse ad essere centrale nella mia vita e, visto che non sarei diventato n.1 dell’ATP, decisi che avrei dovuto provarci con le recensioni delle racchette. Avevo bisogno di un obiettivo, lo stesso che ho ancora oggi con TennisTaste. Quando giocavo, in molti mi dicevano “Si, sei bravo, ma non hai testa per i tornei”, ma io aggiungerei anche che non avevo un rovescio credibile. Nel tempo me lo sono costruito, ma i tornei non li frequento più, troppo tardi, mi rifarò nelle categorie Over. Oggi mi dicono “sei bravissimo, continua così!”. È come se avessi una seconda famiglia che mi segue sul web, e che spesso incontro nei Test Day e nelle altre attività a cui partecipo. È così, è bellissimo e mi sento apprezzato come tennista da recensione, che desidera essere il n.1 in questo campo.

Mi e’ ancora poco chiaro se sei affetto da collezionismo compulsivo oppure sei veramente un appassionato di questo oggetto cosi “maledetto” che ci consente di giocare a questo sport. Ho letto sulla tua storia che possiedi piu’ di 600 racchette: a quale sei piu’ legato e perche’?

Sono un appassionato della racchetta, assolutamente, su questo non ci possono essere dubbi. Le racchette mi hanno sempre affascinato, soprattutto i piatti microscopici, cosa che ho pagato per anni. Ho testato circa 600 racchette negli ultimi 4 anni, si, vero, ma non le possiedo tutte, spesso sono costretto a disfarmene, anche perché ho una regola nel mio lavoro, non riprendo racchette già testate e guardo sempre al telaio che verrà. Inoltre, devo anche rendere conto a mia moglie, che, quando vide il quinto borsone da tennis nel salotto, mi disse chiaramente “o tu o le racchette!”. Oltretutto, provando tutto in anteprima, prima dell’uscita sul mercato, sono meno suscettibile alle novità e difficilmente mi innamoro di una racchetta. In realtà, è successo due mesi fa, attendo che mi arrivi la mia coppia personale, da associare a quella che già ho, perché ho una scaramanzia: le racchette devono essere dispari,
quindi 1, 3 o 5.

La mia prima racchetta, rimediata in garage di un amico, e’ stata una Head Extreme Team, la tua?

Una Slazenger Jimmy Connors III, una racchetta bianca d’alluminio, già usata, già storta, aveva la testa ammaccata verso un lato. Penso fosse di mio padre. Era il 1988 e io muovevo i primi passi su un campo da tennis. Pochi giorni dopo già avrei avuto la mia prima racchetta nuova. Insomma, ho cominciato a testar racchette a 6 anni a mia insaputa. Ricordo anche la prima racchetta che ho comprato con i miei soldi, una Rossignol Smash, un telaio pesantissimo, brutto, legnoso nell’impatto, ma me la potevo permettere senza chiedere aiuto a mio padre e mia madre, quindi era un simbolo di emancipazione.

Grazie alla tua esperienza, quale racchetta consiglieresti ad un principiante adulto ed un principiante bambino che iniziano a giocare a tennis?

Consigliare una racchetta, non è una cosa semplice, entrano in gioco mille complicazioni, tra livello di gioco, tipologia, preferenza personale e marketing. Per un neofita è più semplice, in base alla massa corporea e al tipo di allenamento fisico, la racchetta deve essere facile da muovere, ma anche educativa e proporzionata alla forza fisica. Ciò non significa che debba essere eccessivamente pesante per andar bene, anzi le racchette pesanti vanno bene per chi sa impostare un movimento corretto e non subisce torsioni e contraccolpi dalla massa eccessiva del telaio. Tendenzialmente, per una prima racchetta, ad un uomo adulto darei un telaio in un range di 270-290 grammi, mentre ad una donna ne darei uno tra 260 e 280, ma con le dovute accortezze. Se ad un ragazzo che viene da anni di palestra dai una 260 grammi, non avrà consistenza nel movimento e non lo sentirà, probabilmente diminuendo la sua capacità di coordinazione. Dandogli una 285 grammi, probabilmente avrà una giusta sensazione di resistenza dall’attrezzo, che gli consentirà di sentire il movimento. Alla stessa maniera, molti appassionati, con tecnica e allenamento scarsi, commettono l’errore di comprare un telaio da 300 grammi, perché “al di sotto di questo peso, è da donna”, pensando che sia un peso leggero, ma in realtà i 300 grammi bisogna saperli sfruttare a dovere. Purtroppo, nel tennis, soprattutto nei primi periodi, le racchette si cambiano spesso per trovare il giusto swing. Per un bambino è diverso, punterei tutto sulla maneggevolezza dell’attrezzo, per lasciargli margine di correzione e dargli modo di imparare i movimenti senza zavorre eccesive, concentrandosi solo sulla tecnica. Nel corso degli anni, paga questo tipo di scelta, anche negli adulti. Bei discorsi, ma ancora troppo spesso il neofita va in negozio e dice “Dammi quella di Federer” oppure” Dammi quella di Nadal”, senza conoscerne le caratteristiche e, in molti casi, neanche il nome! Puoi comprendere che il mio lavoro non è facile, ma riesco ad allargare le vedute degli appassionati che mi seguono. Altra cosa importante, poi, è capire che le racchette vanno scelte in maniera personale e, se l’amico con il quale si gioca due volte a settimana, ha trovato la pace dei sensi con una racchetta, non è detto che possa accadere a noi.

Ignoro la dinamica e la tecnologia che c’e’ dietro una racchetta, nel tempo mi sono limitato a provare diverse racchette e oggi mi sono stabilizzato su una Head Radical Pro. Ti chiedo se puoi farmi una distinzione in grandi linee tra le racchette piu’ diffuse e per quale prototipo di giocatore possono essere congeniali.

Beh, considera che la tecnologia, oggi, serve soprattutto a rendere le racchette più facili, stabili e potenti. È bellissimo giocare con telai “puri”, senza soluzioni particolari o innesti di materiali diversi nella grafite, ma la realtà è che la base del tennis si è allargata molto negli ultimi 20 anni, inducendo le aziende a semplificare gli attrezzi, adeguandoli alle necessità di tantissimi tennisti. Se parliamo di racchette più diffuse, me ne vengono in mente due in particolare. La prima, la più venduta al mondo, è la Pure Drive di Babolat, un telaio che accoglie moltissime tipologie di gioco, nella sua semplicità e nella sua stabilità all’impatto. Sa dare tutto, dalla potenza allo spin, e si configura come un telaio all-round, dal peso medio, che lascia molto margine di gioco e di facilità, ma sa dare soddisfazione anche a classificati di alto rango. L’altra è la RF97 Autograph di Federer. Vendutissima anche questa, ma con proporzioni inadatte alla stragrande maggioranza degli appassionati. Potentissima, pesante, ottimo feeling e rotazioni facili, ma tutto da azionare concretamente con il braccio. È una goduria giocarci per un po’, ma già dopo un’oretta ti stanca e vengono fuori i limiti del tuo tennis. Questo telaio è adatto a chi fa scorrere il braccio veloce e sfrutta la massa del telaio per impattare in anticipo, non per forza piatto, ma senza arretrare, altrimenti i 340 grammi puniscono severamente.

Hai mai provato racchette di legno? Pensi che i campioni di oggi, se usassero quelle racchette, otterrebbero gli stessi risultati?

Certo, la curiosità di ogni appassionato è quella di misurarsi con un attrezzo ostico come la racchetta di legno. Spesso mi capita di fare due colpi con qualche cimelio, la Donnay Pro Borg in primis. Mi diverto e mi stupisco sempre del feeling che queste “mazze” sono capaci di dare. Il legno è romantico, molto, ma non rimpiango il tennis di quel periodo, anche perché non l’ho vissuto, e quando penso ai tennisti moderni, vedo dei ragazzi che giocano match di impareggiabile competitività, con racchette pensate per le loro peculiarità tennistiche. Probabilmente con una racchetta di legno ci divertiremmo meno e loro riuscirebbero a tirare molti meno vincenti. Non sarebbe un grande spettacolo, per fortuna il tennis si è evoluto, altrimenti non credo avrebbe avuto il seguito che ha oggi.

Ho avuto l’ opportunita’ di intervistare un incordatore professionista , Federico Desi (leggi la sua intervista), il quale mi ha consigliato incordature a bassi kg. Ti chiedo la “tua racchetta” perfetta che set up deve avere?

Come consiglio generale può essere valido, meglio un kg in meno, con spinta e spin più naturali, che un kg in più, con più fatica e più stress per il braccio. Però, io credo che tutto dipenda molto dalla scelta della racchetta. Oggi tutti montano il monofilo, una tipologia di corda che 15 anni fa nessuno montava, perché rigida e difficile, ma con i nuovi telai, molto potenti, il mono è divenuto un aiuto importante in controllo. Tante corde a disposizione, tante racchette e le scelte si complicano. Spesso, infatti, i setup più sbagliati nascono dalla scelta di un telaio inadatto alle proprie capacità. Se la racchetta ti costringe a salire sopra i 23 kg, per avere controllo, o sotto i 18 kg, per avere spinta, allora hai cannato completamente la scelta del telaio. Le corde devono assecondare la racchetta e non castrarla negli aspetti che un ingegnere ha studiato e implementato. Solitamente, le mie racchette sono incordate con un mono 1.25 o 1.20 tra 21 e 22 kg, a tensione pari, lo spin lo ricerco io con il movimento, mi piace controllare il telaio e ricerco una prestazione neutra dalle corde. Gusto personale, ma ho una grossa capacità di adattamento agi attrezzi e alle incordature, come puoi vedere dai setup adoperati nei miei test. Soffro con il multifilo in full-bed, so che devo mettere un freno allo spin e rallentare l’azione del braccio, mi sento imbrigliato e sui miei telai non lo monto mai.

Hai mai collaborato con professionisti affermati? Se Si, mi puoi raccontare qualche aneddoto simpatico?

Seguo molti tennisti nella scelta dei loro materiali, da seconda categoria in su, ma ho un rapporto di segretezza per il quale non posso fare riferimenti. Posso solo dire che anche i Pro hanno poche certezze sulle racchette. Non sono nello staff di nessun tennista, al momento non mi interessa e non mi attira, ma chiunque mi può contattare e ricevere un mio parere sull’attrezzatura e tratto l’N.C. alla stessa maniera del Pro. Anzi, in realtà è più difficile la scelta della racchetta per un amatore che per un Professionista, vista la differente capacità di adattamento.  Preferisco essere utile a chi mette mano alla tasca per comprare una racchetta e vuole essere guidato nell’acquisto.

Domanda di rito, il tennis (e i suoi attrezzi) e’ veramente lo sport del diavolo?

Scherzi? Vieni a farti un giro tra i commenti del mio blog, per capire quanto di diabolico ci sia già solo nelle racchette. Il tennis è uno sport che ti rapisce, ti cattura completamente. Alle volte va tutto bene e giochi la partita perfetta, poi, il giorno seguente, ti senti una super-pippa e non sai se dipende da te, dalla racchetta, dalle scarpe, dall’aria, dalla cena della sera prima o dal fatto che tua moglie ti ha cazziato perché non hai gettato la spazzatura. È così, è follia, è sofferenza, ma anche gioia e soddisfazione, andiamo in campo e non sappiamo quale di queste ci toccherà. Più diabolico di così!

 

1 thought on “Intervista a FABIO FERRO di TennisTaste.com

  1. Carissimo Fabio Ferro, leggo spesso la sua rivista ed i redazionali pubblicati sono sempre molto interessanti.
    Per questo ho ritenuto opportuno sottoporle un mio contributo a questa sua intervista, proprio per la stima e fiducia fin qui maturata.
    Bene, che dire?
    Non condivido alcune considerazioni espresse.
    Possibile che dopo più di 40 anni di tennis giocato, per quanto sempre a livello amatoriale, io non capisca una beata mazza di niente?
    Cito testualmente:
    1 – ” …le racchette pesanti vanno bene per chi sa impostare un movimento corretto e non subisce torsioni e contraccolpi dalla massa eccessiva del telaio …”.
    Proprio per questo motivo, sono convinto, andrebbero usati telai con un minimo di massa sin dal’inizio, proprio per non semplificare troppo l’impatto con la palla e riuscirla, quindi, a ribatterla anche in assenza di un movimento corretto quello che, una volta acquisito e meccanizzato, benchè dopo tanta fatica, ti permette di ribattere ottimamente la palla anche in condizioni di pressione salvaguardandoti anche da possibili infortuni al braccio portante per impatti non eseguiti con l’apporto di tutto il braccio ed un suo strutturato movimento. Serve un po’ di opportuna preparazione fisica? Bene, che si esegua, d’altro canto non è uno sport da divano… Inoltre, il bilanciamento al manico che solitamente accompagna telai con maggiore peso/massa, aiuta la manovrabilità senza appesantire oltre misura lo sforzo fisico.
    2 – ” …Tendenzialmente, per una prima racchetta, ad un uomo adulto darei un telaio in un range di 270-290 grammi, mentre ad una donna ne darei uno tra 260 e 280 …”
    Un telaio con questa grammatura consente di colpire la palla con grande facilità e senza, necessariamente, eseguire un movimento completo e strutturato che richieda anche l’aiuto di gambe e busto, quello con il quale, invece, si dice di attraversare la palla anzichè semplicemente colpirla. Ho cominciato a giocare a meno di 15 anni, probabilmente tra i 13 ed i 14, brevilineo di costituzione giocavo con una Snauwaert Jan Kodes in legno del peso sconosciuto, ma ritengo non inferiore ai 380/400 gr. incordata (basta andare a cercare un po’ sul web); quante steccate!! Ho imparato con quella, non ho mai subito infortuni al braccio tipici nella pratica del tennis e dopo più di 40 anni ricordo con affetto quei momenti dai quali ho costruito quello che è il mio attuale tennis. Sono proprio convinto che se un telaio light debba essere usato, non è proprio nella fase di iniziazione dove per impostare i colpi è indispensabile, invece, fare un po’ più di fatica, in modo da consolidare un movimento corretto, completo, ampio, esattamente l’opposto delle sventagliate che i telai leggeri di oggi ti permettono di eseguire, anche grazie alla loro particolare penetrabilità nell’aria, fermo poi, magari, farti impattare male e subire shock e vibrazioni tutt’altro che benevole o non riuscire a ribattere più la palla appena si giochi con chi ti faccia muovere a dx e sx sul campo, accorgendoti che il braccio accompagnato dal solo telaio light non basti più.
    Mi rendo conto che con un’industria della racchetta che per l’80%, se non più, produce da anni telai con queste caratteristiche con l’illusoria promessa di far giocare tutti con estrema facilità, sia complicato perseguire convinzioni diverse, ma queste sono le mie e mi piaceva sottoporle alla sua attenzione.
    Grazie.
    Cordialità.
    cp

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