Intervista a GIANLUCA CARBONE

Il tennis e’ certo uno sport difficile e, sicuramente, piu’ si inizia in eta’ avanza e piu’ è ostico. Questo e’ quello che ho provato anche io sulla mia pelle (leggi chi sono).
Come per ogni cosa che si ignora, ci si rivolge sempre a “chi ne sa’ piu’ di te” e quindi anche io, per approcciarmi a questo sport “maledetto”, sono andato dai cosidetti coach e/o maestri di tennis.
In principio sincermamente per me aveva poca differenza il curriculum o il background di chi avevo di fronte perche’, da neofita, era tutto una scoperta.

Purtroppo con il passare del tempo capii che c’era differenza nella qualita’ di insegnamento e che, insieme all’ empatia, creava quel mix giusto da trovare con il mentore, altrimenti erano solo soldi (e tanti) buttati.

Ovviamente il tutto circoscritto a quelle che erano (e sono) le mie vellita’, quindi solo quelle di divertirmi in campo con degli onesti avversari.

Ma ad ogni livello chiaramente ognuno ha il coach che merita, ed e’ per questo che ho avuto il piacere di intervistare un cordalissimo coach di tennis Gianluca Carbone che nella sua accademy di Trevisto (http://www.tennistreviso.com/)  non solo sforna giovani promesse ma applica anche delle metotologie di allenamento ,del tutto nuove per il panorama italiano: il cosidetto Metodo Spagnolo

A Voi Gianluca Carbone

Il suo curriculum annovera molta esperienza di coaching , cosa le piace di piu’ di questo lavoro?

1. La crescita continua attraverso i miei allievi e quindi l’aggiornamento quotidiano del mio metodo di allenamento 
2. L’arricchimento umano dato dall’interazione sociale con i giovani e le loro famiglie.
3. La poliedricità di discipline che ruotano attorno al tennis.

Ha elaborato un nuovo metodo di allenamento, il Metodo Spagnolo che ha come principio base un approccio differente all’ allenamento : Il pensiero laterale e verticale.
Puo descriverci in breve quale vantaggio da’ questo tipo di allenamento?

Ho elaborato i principi fondamentali del metodo spagnolo cercando in alcuni aspetti una base scientifica. Uno di questi e’ l’approccio verticale all’apprendimento del tennis in contrapposizione a quello laterale. L’approccio verticale da’ la possibilità a giocatori che non hanno le capacità per sviluppare numerose abilità di apprenderne solo quelle più semplici ed essenziali. In questo modo chi non è capace di costruire schemi di attacco si allena con schemi tattici predefiniti, così da ridurre il numero di errori e restringere la possibilità di variazioni di gioco dell’avversario. Naturalmente dai 13 anni in su, poiché prima è fondamentale la multilateralità dell’apprendimento.

Da perfetto amatore di questo sport, in eta’ matura tra l’altro, leggendo i principi sul quale si basa il Metodo Spagnolo mi sono rivisto nella problematica fisica della contrazione muscolare e la rigidita’ dell’ esecuzione dei colpi.E’ importante lavorare molto su questo aspetto nei giovani ?

A proposito di tale aspetto molti pensano che la rigidità muscolare sia dovuta a problematiche di carattere emotivo, in realtà alla base della mancanza di fluidità nel gioco ci sono quasi sempre delle oggettive carenze tecniche e fisiche. Per esempio perfino in un giocatore amatore di IV categoria eliminando dei movimenti superflui o correggendo anche un solo dettaglio tecnico importante si riuscirebbe a ridurre la rigidità muscolare.

Nel Metodo Spagnolo mi colpisce molto la fase propedeutica a far aumentare l’ autostima nel giovane atleta come crescita interiore e fisica; le chiedo se la componente psicologica e’ piu’ importante di quella fisico/atletico per ottenere ottimi risultati.

La componente tecnica e fisica e quella psicologica vanno di pari passo. L’approccio verticale, cioè la ripetizione dello stesso schema giocando 600 palle in un’ora permette  al giocatore di convincersi di essere capace. Questo tipo di conferma tecnica rafforza l’ autostima e quindi  “più riesco più mi sento sicuro”. 

Ho letto anche i principi del Metodo Carbone o G.A.T.I.D., Global Analysis and Tennis Individual Development.Sono rimasto particolarmente sorpreso dalla quantita’ di lavoro e di attenzione, financo alla dieta che suggerisce per i suoi adepti: in particolare che tipo di alimentazione può consigliare per aumentare i margini di successo dentro e fuori dal campo?

Per quanto riguarda l’alimentazione dei miei allievi mi avvalgo sempre dei professionisti del settore, per quanto di mia competenza mi limito ad indicare loro i principi base di un’equilibrata alimentazione riconosciuti solo da studi scientifici. Tra i principi base che tendo a sottolineare c’è la riduzione il più possibile dei cibi che contengono conservanti e coloranti e junk food. Ritengo fondamentale parlare di dieta solo dopo un completo check up.

Nell suo curriculum sportivo ho letto che e’ stato il coach del compianto, nostro atleta  in sedia a rotelle e top 100 del mondo Paolo Cia.
Le sue metodologie di lavoro possono essere applicate solo ai normodotati oppure e’ applicabile a tutte le tipologie di atleti?

Le mie metodologie di lavoro possono essere applicate a tutte le tipologie di atleti. Proprio grazie alla collaborazione con Paolo abbiamo scoperto che possedeva numerosi fasci muscolari di cui non aveva consapevolezza e che pensava appartenessero alla zona paralizzata. E’ stato emozionante  scoprire inoltre che era in grado di servire effettuando un arco dorsale adattato utilizzando solo la contrazione dei muscoli obliqui addominali senza la zona lombare.

Nel suo libro ” Il gioco della Consapevolezza” descrive nel dettaglio i suoi metodi di allenamento, ma soprattutto della consapevolezza dei propri mezzi fisici e psichici. Puo’ dare un piccolo consiglio a tutti quegli amatori che sono alla ricerca di questo equilibrio fisico psichico, per raggiungere un obbiettivo soddisfacente in “breve” tempo?

Il viaggio verso la consapevolezza può iniziare a qualsiasi età e a partire da qualsiasi livello. Per raggiungere risultati in ” breve” tempo più che pensare a completarvi pensate invece a specializzarvi cioè a potenziare i vostri punti di forza. Per esempio: se non sapete giocare il rovescio fate due passi in più e giocate il diritto a sventaglio!

 

Domanda d’ obbligo…il tennis e’ veramente lo sport del diavolo?

Se il diavolo rappresenta metaforicamente gli alibi e le debolezze che il tennis tira fuori da un giocatore, allora, come diceva un mio amico ogni volta che doveva giustificare un suo fallimento nella vita, ” il diavolo si è messo in mezzo! ”

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