Intervista a RODOLFO LISI

Da ex calciatore ho sempre pensato di avere “il fisico” per questo sport dove in fondo si usa una pallina piccola quindi, con la spavalderia di chi non sa, iniziai a giocare o, per meglio dire, a prendere lezioni private per cercare di impattare quella pallina famosa.
Presto iniziai ad avere dolori localizzati ma pensai che l’incedere della vecchiaia stesse facendo il suo corso e cosi continuai a giocare senza badare ai dettagli come il cambio di corde (leggi intervista incordatore professionista dove è spiegata l’ importanza di cambiare le corde) o l’ impugnatura giusta e cosi via.

Venni a conoscenza di parole a me ignote quali “epicondilite”, frasi del tipo “gomito del tennista”, e allora mi posi delle domande e scoprii che in pochi potevano placare la mia sete di conoscenza, soprattutto perche’ avevo fretta risolvere alcuni piccoli fastidi che mi limitavano in campo per la gran voglia di giocare.

Ho avuto la fortuna di conoscere il Dott. Rodolfo Lisi che e’ considerato uno dei maggiori esperti nei traumi tennistici.

Di seguito la sua cordiale intervista.

 

Gentile Dott. Lisi, come è nata la sua passione per la scrittura di libri sul tennis?

La passione per il tennis è stata fondamentale tanto che mi sono laureato con una tesi sul rapporto tennis e scoliosi. Da lì ho cominciato ad approfondire l’argomento e nel 2007 è uscito il mio primo libro, unico al mondo, dal titolo “Tennis e scoliosi”.

Dopo il primo libro ne sono seguiti altri. Di cosa trattano?

I miei libri incentrato l’attenzione sulle patologie più comuni del tennista e le eventuali modifiche della tecnica di gioco. Quest’ultima riveste un ruolo primario.

Ci può fare un esempio?

Nel gomito del tennista (o epicondilite), ad esempio, il rovescio deve essere effettuato con l’asse avambraccio-mano in linea. Se viene eseguito portando in avanti il gomito, si viene a creare uno stress sui tendini. Quindi la tecnica di gioco è fondamentale per prevenire infortuni.

Lei è considerato il maggior esperto nell’ampia tipologia di lesioni che affliggono il tennista. Qual è stato il momento più bello della sua sia pur giovane carriera ?

Ci sono stati molti episodi importanti. Tra questi, l’essere chiamato come relatore in un congresso internazionale sul tennis dove ho affrontato il rapporto tennis e scoliosi.

Cosa si sente di consigliare, a tutti noi amatori per prevenire infortuni traumatici? Bisogna dare piu’ peso all’ attrezzatura come scarpe,corde nuove, riscaldamento oppure e’ piu’ importante eseguire i colpi al massimo della tecnica precisa e pulita

È essenziale scegliere la racchetta non in base al gusto estetico ma alla conformità anatomica e al proprio livello di gioco. Anche le corde, ovviamente. In questo caso, cercare di utilizzare tensioni basse.

Qual’e’ secondo lei , l’ approccio mentale per affrontare una partita, al fine di evitare il famoso “braccino”?

Nell’approccio mentale alla gara, il discorso è molto complesso. Si tratta di avvicinarsi alla gara senza pressioni ed obiettivi difficilmente raggiungibili. In tennisti di alto livello può essere consigliabile il ricorso al mental coach

A suo avviso, il tennis è veramente lo sport del diavolo?

Credo di si. Il tennis, assieme al ciclismo, è lo sport più faticoso ma nel contempo è necessaria una tenuta mentale eccezionale. Puoi essere anche il più forte ma se capita la giornata “storta” o se il tuo avversario  esprime una prestazione “monstre” puoi perdere con chiunque.

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